Il Signor Pane non era come ce lo si aspetterebbe dal suo cognome. Era un uomo burbero, che alzava la voce non appena si provava a dire qualcosa di diverso dalle sue ragioni, soprattutto durante le riunioni di condominio.

Si chiamava Alfredo, ma quasi nessuno nel palazzo lo sapeva perché lui non dava mai confidenza. Non si presentava ai nuovi inquilini e non permetteva che qualcuno gli desse del tu. Per tutti era il Signor Pane, punto. La sua casa era al piano rialzato. Cinque gradini dopo il portone, a sinistra e poi la porta a destra con scritto “Interno 2” sulla placchetta di ottone che incorniciava il campanello. Mi ha sempre fatto pensare che non volesse farsi trovare. La sua unica consuetudine nota a tutti era l’acquisto settimanale di un mazzetto di margherite rosa dalla fioraia all’angolo della strada, ma nessuno sapeva cosa se ne facesse.

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Giornali vecchi e cianfrusaglie di qualsiasi genere occupavano le poltrone, i mobili e ogni angolo della casa, tranne uno. Il pianoforte verticale che era stato di sua moglie. La signora Angelarosa lo suonava sempre e poi ogni giorno di meno, negli anni della malattia, fino a quando era piombato nel silenzio. Il ricordo di quelle note tante volte accarezzate dalle sue dita era rimasto inciso sui tasti ormai scordati che un panno di velluto blu custodiva sotto il coperchio. La vernice nera veniva tirata a lucido ogni giorno dal Signor Pane che non poteva tollerare che anche solo un granello di polvere ci si poggiasse sopra. Infine, un cuscinetto decorato con il merletto ed un nastrino rosa tutto intorno copriva lo sgabello, anch’esso laccato di nero.

Le margherite rosa trovavano posto su una mensola di legno affianco allo strumento, ma non come un omaggio funebre ad Angelarosa. Il Signor Pane, che lì tornava ad essere solo Alfredo, ridava vita ai momenti più dolci vissuti con sua moglie, quando in casa era primavera tutto l’anno per quei vestiti che lei indossava, sempre pieni di piccoli fiori. Tante volte, quando passeggiavano nel parco lì vicino, Angelarosa ne raccoglieva un mazzettino e glie lo infilava nell’occhiello della giacca. Poi gli sorrideva con dolcezza e si rimetteva sotto braccio per tornare insieme verso casa.

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Il pianoforte, pur rimasto senza musica, gli parlava ancora di tutto questo...